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Non c’è zapping che tenga: la telerealtà, unico menù disponibile. Berselli recensisce Contronatura di Massimiliano Parente

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Per scrivere 516 pagine di un libro che si intitola ‘Contronatura’, e che parla di una sovrarealtà, o di una ultrarealtà, che assomiglia alla realtà o eguaglia la metarealtà televisiva, bisogna essere convinti di avere nelle proprie corde la qualità essenziale del capolavoro. Massimiliano Parente ha scritto il voluminoso romanzo che Bompiani manda in libreria a maggio, ed è evidente che ogni pagina, e anzi ogni riga di questo progetto letterario, di un autore 38enne, trasmette l’idea che siamo finalmente in presenza di un’opera d’arte fondamentale, un colossale ‘Meisterwerk’ che guarda alle grandi avanguardie dei decenni centrali del Novecento e a esse si richiama, programmaticamente: nella fluvialità, nell’andamento, nel ritmo, nella perdita del centro e forse anche dell’io, sottoposto alle ingiurie dello zapping. Come dichiara l’autore, “trattandosi di opera d’arte e non di prodotto giornalistico o d’intrattenimento narrativo”, non vale la pena di trattarlo come un semplice romanzo a chiave, e cercare di decifrare chi sia Naike Porcella, o Mayara Vita, o Scarlett, o Madame Medusa, o una qualsiasi delle figurazioni che compaiono nel libro, compreso il ‘Parente’ che si sovrappone feticisticamente e con deliberati effetti narcisistici all’autore del romanzo. Sicché, data la mole e l’ambizione, occorreranno letture approfondite e analisi criticamente avvertite per definire lo spessore culturale e letterario di questa prova narrativa. Leggi il seguito di questo post »

Written by lauracervellione

gennaio 29, 2014 at 10:18 am

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Spremuta di Baudrillard: tecnicamente, se il postmoderno ha ucciso l’umanità, perché allora non siamo tutti scomparsi?

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baudryPerché non riusciamo a staccarci un attimo da Facebook? Perché non possiamo non rispondere ai commenti lasciati in bacheca dall’amico internettiano semisconosciuto? Perché preferiamo ricevere il cip di Twitter e socializzare via tastiera piuttosto che fare due chiacchiere sul pianerottolo col vicino di casa appena rientrato dall’Australia? Perché perché perché? Il filosofo-sociologo-patafisico francese, padre del pensiero postmoderno, ha una risposta ai nostri assillanti quesiti. Se noi nativi digitali invece di uscire a mangiare una pizza col nostro fidanzato gli mandiamo l’emoticon a forma di pizza su WhatsApp (la chat sugli smart-telefonini) e siamo contenti così, se accettiamo di buon grado che la e-sigaretta possa emettere una lucina verde al posto del vecchio fumo nocivo, se possiamo camminare per strada con telefonino in mano, tablet nell’altra e cuffie nelle orecchie senza sentirci completamente fuori di testa, è perché viviamo nell’«iperrealtà»: termine difficile, che significa «la realtà dissolta nel concetto», ossia una cosa ancora più difficile. Leggi il seguito di questo post »

Written by lauracervellione

giugno 26, 2013 at 8:56 pm

L’inventore dell’ego: vita, morte, miracoli, mistica e mistificazioni di Søren Kierkegaard. La biografia-mammut di Joakim Garff

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f_retrato_kierkegaard3(2)Lui umilmente l’ha sottotitolata «una biografia», ma il professore danese Joakim Garff era sicuramente consapevole di avere firmato La Biografia di Kierkegaard (1813-1855), la più imponente finora tentata, ora pubblicata da Castelvecchi. L’ha chiamata SAK, ossia le iniziali di Søren Aabye Kierkegaard, l’esistenzialista e teologo che bastonò la Chiesa costituita e che della «singolarità» fece un manifesto sempre in voga almeno finché non passerà di moda l’io (per il momento il trend è positivo). Teologo, satiro, borghese, eremita, narciso, scrittore e romanziere delle sue maree interiori, è il Kierkegaard che balza fuori a forza di sfregare le varie patine d’autenticità usate con destrezza civettuola dal filosofo che forse più di tutti pianificò la sua fama postuma (evidentemente interessato a rendersi immortale su più fronti). Dunque, a chi fosse interessato a inseguire il «vero» Kierkegaard, va detto preliminarmente che «la mistificazione, la mascheratura e la finzione sono tratti costitutivi della sua autorappresentazione» e dunque si ritroverà tra le mani un «falso» Kierkegaard, quello delle recite, delle ricostruzioni romanzate, dell’ironia, dei depistaggi e pseudonimi usati per sfuggire ai biografismi, rimanendo unico regista autorizzato alla rappresentazione di se stesso. Leggi il seguito di questo post »

Written by lauracervellione

maggio 15, 2013 at 3:29 pm

Kant, Kant, che te pass! Marinoff, guru delle cure filosofiche-chic, si stufa di Platone e scopre l’Oriente: il Tao è meglio del Prozac

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El-filosofo-Lou-Marinoff_54236720159_53389389549_600_396Nelle sale dei convegni, nelle terze pagine, nei salotti mediatici, in Parlamento e adesso pure in farmacia. La filosofia è ovunque (meno male che era morta) e uno dei guru della sua rinascita in salsa pop è sicuramente Lou Marinoff, il principale promoter della consulenza filosofica che tutti ricorderanno per il megaseller globale Platone è meglio del Prozac. Nell’epoca della morte di Dio, le anime in pena del Terzo Millennio sono alla costante ricerca di religioni alternative, look alternativi, culture alternative, farmaci alternativi, e anche la filosofia s’è ficcata nel piatto ricco, rituffandosi nel suo grande grembo orientaleggiante e infinitamente curativo. Eppure Proxac, Xanax&Co. possono alleviarci dal mal di vivere, mentre che garanzie abbiamo che il Tao faccia lo stesso effetto? Leggi il seguito di questo post »

Written by lauracervellione

maggio 15, 2013 at 1:36 pm

Un @more di Grillo: tutto quello che avreste voluto sapere su Casaleggio raccontato da Alberto Di Majo

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casaleggio1Se un giorno si scoprisse che Casaleggio in realtà neppure esiste, ma è solo un ologramma inventato da Grillo  per ipnotizzare gli attivisti M5S, io personalmente non mi stupirei, anzi, francamente è già stato uno shock vedere tutti quei Cinque Stelle che nello stesso tempo impiegato da un comune mortale per scaricare «Spotify» riuscivano a installarsi, loro stessi, direttamente da YouTube alle poltrone del Parlamento. Per questo è ammirevole che un giornalista (e filosofo habermasiano) come Alberto Di Majo, che a dispetto delle statistiche straripanti di bamboccioni è giovane, eppure già a capo del servizio politico del «Tempo» di Roma, abbia faticato con il suo ultimo libro Casaleggio (Editori Riuniti) a ricostruire i contorni di questa strana figura a metà tra il cardinale Richelieu e lo scienziato pazzo. Leggi il seguito di questo post »

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